MOBY PRINCE: DOPO 22 ANNI LA PERIZIA SVELA IL MISTERO DELLA NAVE FANTASMA.

L'Eco del Monte e del Padule 9 aprile 2013 0
MOBY PRINCE: DOPO 22 ANNI LA PERIZIA SVELA IL MISTERO DELLA NAVE FANTASMA.

Ci sono voluti 22 anni, ma alla fine uno dei misteri della tragedia della Moby Prince è stato svelato.

Theresa, la nave fantasma, che lascia traccia nelle registrazioni audio della notte del 10 aprile 1991, quando nella collisione tra il traghetto e la petroliera Agip Abruzzo morirono 140 persone, è la nave militarizzata americana “Gallant 2” che si trovava nella rada livornese carica di armi appena rientrate dal Golfo Persico. Quel carico, trasportato anche da altre 6 navi noleggiate dagli Usa e ferme al largo del porto toscano, era destinato alla base di Camp Darby, dopo essere state impiegate in Iraq nella prima guerra del Golfo. Theresa è un natante la cui scia si nota anche sui radar, quando poco dopo la collisione lascia la rada diretta verso il largo. Nessuno era mai riuscito a scoprire chi fosse. Parlò in codice comunicando con Ship One, “Nave Uno”. Ma ora ora quella voce misteriosa grazie alle comparazioni effettuate da alcuni esperti consultati dai figli del comandante del traghetto, Angelo e Luchino Chessa, sulle registrazioni di quella notte ha finalmente un’identità: è quella del comandante greco Theodossiou della Gallant 2 e, spiega Gabriele Bardazza l’esperto che guida il team di specialisti, “resta da capire il motivo per cui abbia scelto di parlare con un apparato diverso da quello della plancia e di utilizzare un nome in codice, così come resta da spiegare il fatto che i periti del tribunale non si siano mai preoccupati di analizzare a fondo le registrazioni per chiarire chi fosse Theresa, nonostante nel processo di questa nave si sia parlato a lungo”. Un buco nero che ora può essere colmato perché, è il senso del lavoro degli esperti, le nuove tecnologie permettono di avere informazioni in più su fatti già documentati dagli atti giudiziari. “Mi aspetto che questo Paese – dice Angelo Chessa – abbia ancora voglia di capire come sia stata possibile una tragedia simile. E che le istituzioni facciano qualcosa per rintracciare questo comandante e farsi spiegare perché decise di andarsene in tutta fretta dalla scena della collisione. La scoperta della sua identità ci conferma la presenza di strani traffici in porto. Noi non vogliamo colpevoli a ogni costo, ma riscrivere la verità dei fatti”. La ricostruzione fatta dal team di Bardazza è una sorta di enorme lente di ingrandimento utilizzata per scovare dettagli finora inesplorati che potrebbero gettare nuova luce sul più grande disastro della marineria italiana, a cominciare, sottolinea l’esperto, “dal punto in cui si trovava alla fonda la petroliera e che le stesse carte processuali collocano nel triangolo vietato all’ancoraggio e alla pesca, dimostrando che il traghetto le è finito addosso non durante l’uscita dal porto ma durante una rotta di rientro”. Ulteriore dettaglio che rafforzerebbe questa tesi è il fatto che proprio il comandante della petroliera, Renato Superina, alla radio, rivolto ai soccorritori, dice: “Ma come non ci vedete? Abbiamo la prua a sud…”. La Moby Prince si schiantò sul lato dritto e quindi, verosimilmente mentre rientrava in porto. Accadde qualcosa di strano quella notte a Livorno che innescò un caos tragico, come dimostrano anche le concitate conversazioni radio dei soccorritori. Qualcosa che non è mai stato chiarito come i tempi di vita a bordo: poche manciate di minuti per i periti dell’accusa, molto di più per i familiari. Il lavoro degli esperti si focalizza sulle impronte delle mani nelle carrozzerie carbonizzate dei veicoli nel garage del traghetto. Secondo la procura livornese furono lasciate dai soccorritori nelle ore successive all’incendio, ma un video dei vigili del fuoco girato durante il primo accesso a bordo dimostrerebbe che le impronte erano già ben visibili.

 

Fonte: 50canale.net

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