Da marzo a giugno un festival “oltre il genere” in tutta la città di Pisa

L'Eco del Monte e del Padule 15 marzo 2018 0
Da marzo a giugno un festival “oltre il genere” in tutta la città di Pisa

PISA, 15 marzo – Il festival debutta sabato 17 marzo al Lumière (vicolo del Tidi 6) con la due giorni dal titolo “Nessun tempo nessun corpo – musica e performance dalla disfatta del genere”:

.: sabato 17: Populous X A Queer Festival | Lumiere Pisa

.: domenica 18: Irene Serini — Abracadabra, incantesimi di Mario Mieli

Ingresso ad entrambe le serate 5 euro

9 realtà, 4 location, oltre 20 eventi

C’è una torre che sulla città di Pisa pende, anziché svettare”. Comincia con queste parole il manifesto “La Torre Storta”, prima pietra di un movimento emergente, sottoscritto da decine di persone singole, associazioni, spazi e imprese culturali pisane, che dà il nome a un calendario di iniziative a Pisa sul tema del “queer”.

Teatro Rossi Aperto, Cantiere Sanbernardo, Lumière, Glauco – Associazione Universitaria LGBTQI*, Pinkriot Arcigay, La Collettiva, Queersquilie, Pisa Underground Movement, Secondo Piano a Sinistra. Questi i soggetti promotori e organizzatori del calendario, che hanno ideato oltre 20 iniziative rivolte a pubblici diversi, dal 17 marzo al 10 giugno.

Il “queer” è un concetto ancora piuttosto sconosciuto, meno noto della più familiare sigla “Lgbt”, ma non meno dirompente e in grado di imporsi sulla scena pubblica come veicolo di emancipazione e diritti.

Queer” è un termine ombrello che in inglese significa eccentrico, storto, strano. Nasce come un insulto ma è stato riappropriato nell’ambito delle teorie di genere, per indicare tutte le identità, gli orientamenti, le pratiche e i corpi non riconducibili ad un rigida distinzione “maschio-femmina” o alla norma eterosessuale. Queer significa quindi superamento delle categorie di genere, ma anche lotta al carattere normativo e repressivo del genere, nei confronti di tutte le identità non conformi.

Il festival La Torre Storta parte quindi dall’esigenza di diffondere informazioni corrette e strumenti di conoscenza sul tema del queer e sulle sue infinite declinazioni. A partire dalle esperienze concrete, quotidiane, di chi il festival lo ha costruito e ideato.

Cosa può essere quindi il queer nello spazio pubblico di questa città universitaria, che è di chi ha avuto la fortuna di nascerci e di chi fortunatamente ha potuto arrivarci? In che modo i nostri corpi differenti, sfaccettati e ambigui percorrono il suo spazio pubblico? Quali drag indossiamo quotidianamente per assolvere alla rispettabilità della vita accademica? Dove si rintana la sessualità polimorfa della città della Torre Storta? L’ammiccante e polimorfa Pisa può essere una città per i soggetti queer?

Ripartendo dalle comunità che già esistono, il festival vuole portare alla luce spettacoli, concerti, laboratori, incontri, discussioni. Come conclude il Manifesto:

Partendo da noi e dai nostri corpi favolosi, far scintillare la possibilità che possano esistere forme di vita fuori dalla Norma, spazi in cui si entra con la barba e si esce col rossetto, in cui la gonna e il pantalone non sono in contraddizione; spazi favolosi e brillanti, spazi in cui è possibile fallire dalla Norma col sorriso sulle labbra. Spazi di relazione, spazi comuni, spazi queer come la Torre che ci ha accolti e che, ostinata, continua a pendere anziché svettare.

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