L’Unione Valdera e la tavola per la pace portano avanti lo sviluppo del microcredito. A Malika (Senegal) un aiuto concreto alle filiere produttive

L'Eco del Monte e del Padule 20 settembre 2018 0
L’Unione Valdera e la tavola per la pace portano avanti lo sviluppo del microcredito. A Malika (Senegal) un aiuto concreto alle filiere produttive

PONTEDERA, 20 settembre 2018 – Dare una possibilità di sviluppo, assicurare una vita dignitosa a popolazioni che vogliono avere l’opportunità di costruire il proprio futuro, una missione importante portata avanti concretamente dall’Unione Valdera.

Non a caso Giovanni Forte, Dirigente dell’Area socio-educativa dell’Unione Valdera e Fabrizio Tognoni, membro del Consiglio direttivo della Tavola della Pace e della Cooperazione della Valdera, si sono recati dal 12 al 18 Settembre, in rappresentanza dei rispettivi enti, nel comune di Malika, ricompreso nell’area urbana della cosiddetta grande Dakar – in cui risiedono oltre 3 milioni di persone – per verificare lo stato di attuazione del progetto di sviluppo del microcredito, finanziato dalla regione Toscana con i fondi della cooperazione decentrata allo sviluppo.

Il progetto vede l’Unione come ente capofila e la Tavola della Pace come partner, mentre la ONG Fratelli dell’Uomo è l’ente attuatore, insieme alla ONG senegalese Intermondes.

Attraverso il progetto è stato messo a disposizione di alcune filiere di operatori locali un fondo per il microcredito; la ONG Intermondes, supportata dai Fratelli dell’Uomo (nella persona di Stefano Lentati, grande conoscitore dell’Africa dell’Ovest) si è occupata di organizzare le necessarie attività formative e di coordinare il Comitato di Gestione del fondo, cui competono le decisioni circa la concessioni dei prestiti.

Il fondo di microcredito, dell’entità di 25 milioni di franchi CFA (circa 38.000 euro), è gestito da un Comitato locale in cui sono rappresentate i diversi settori produttivi e l’amministrazione locale, senza intervento delle banche; i prestiti sono concessi su base fiduciaria e relazionale, a fronte di attività o progetti concreti, capaci di produrre reddito. Viene applicato un tasso del 7% – la metà del tasso praticato in Senegal dal sistema bancario – che serve a coprire le spese di gestione e a garantire il mantenimento della dotazione di capitale. Infatti, nonostante il tasso altissimo di rientro dei prestiti, alcuni operatori possono avere difficoltà contingenti, che comportano richieste di dilazione nel piano di rimborso del prestito.

Nel corso del viaggio, i delegati hanno incontrato gli esponenti delle filiere produttive destinatarie dei prestiti: i piccoli agricoltori (vedi foto), gli allevatori di polli, le donne imprenditrici aggregate sotto l’egida della Casa della Donna (vedi foto), i recuperatori di materiale plastico presso la discarica di Malika (vedi foto); questi ultimi svolgono un’attività significativa sotto il profilo ambientale ed economico, ma in condizioni estreme.

I piccoli imprenditori agricoli di Malika

I delegati hanno anche incontrato il sindaco di Malika (vedi foto), che ha espresso il proprio personale apprezzamento per il progetto e per la presenza della delegazione dall’estero in veste di verifica.

L’Unione ha intenzione di proseguire nel sostegno al distretto senegalese attraverso la raccolta di ulteriori fondi da destinare allo sviluppo economico locale, proseguendo quello che potremmo definire una strategia duale, fondata da un lato su programmi di accoglienza sostenibile nel nostro territorio, dall’altro al supporto alla nascita di attività economiche nelle aree di provenienza dell’emigrazione.

La cosa che più mi ha impressionato – conclude il Giovanni Forte – è stata la visita che abbiamo fatto nel giorno di domenica all’isola di Gorè, un lembo di terra di fronte alla città di Dakar, in cui per quasi 4 secoli sono stati ammassati gli schiavi prima di essere trasportati nelle Americhe. Entrare in quelle prigioni produce ancora oggi un senso di sgomento: si percepisce d’un tratto come la cosiddetta civiltà europea abbia depredato con la violenza il continente africano delle sue forze giovani e migliori, minandone alla radice le possibilità di crescita e sviluppo nei secoli a venire. Abbiamo contratto un grande debito, che non è stato mai ripagato”.

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