SABATO 6 APRILE ore 21 – “MACBETTU”, di Alessandro Serra tratto da Macbeth di William Shakespeare

L'Eco del Monte e del Padule 4 aprile 2019 0
SABATO 6 APRILE ore 21 – “MACBETTU”, di Alessandro Serra tratto da Macbeth di William Shakespeare

 

 

Traduzione in sardo e consulenza linguistica Giovanni Carroni – Musiche pietre sonore Pinuccio Sciola – Composizioni pietre sonore Marcellino Garau – Regia, scene, luci, costumi Alessandro Serra

 

PONTEDERA, 4 aprile 2019 – Tutto esaurito al Teatro Era di Pontedera per lo spettacolo di sabato 6 aprile ore 21: Macbettu”, vincitore del premio UBU 2017 come miglior spettacolo dell’anno, ispirato da un lato dal Macbeth di William Shakespeare, dall’altro dall’ispirazione del regista Alessandro Serra di fronte ai carnevali della Barbagia.

Un lavoro, recitato in sardo, con una forza arcaica e con l’interpretazione solo maschile di Fulvio Accogli, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Andrea Carroni, Giovanni Carroni, Maurizio Giordo, Stefano Mereu, Felice Montervino.

Ogni oggetto – i costumi, le pietre, il sughero, i campanacci – è elemento coerente e contribuisce alla costruzione di uno spazio visionario ed evocativo, in cui gli attori si muovono, seguendo precise traiettorie coreografiche.

Macbettu di Alessandro Serra s’incunea in un crocevia: da un lato le intuizioni geniali del Macbeth di Shakespeare, dall’altra l’ispirazione del regista di fronte al Carnevale barbaricino. Della vicenda scespiriana si recupera l’universalità e la pienezza di sentimenti, millimetricamente in bilico sul punto di deflagrare. Di fronte ai carnevali sardi una visione: uomini a viso aperto si radunano con uomini in maschere tetre e i loro passi cadenzano all’unisono il suono dei sonagli che portano addosso. «Quell’incedere di ritmo antico, un’incombente forza della natura che sta per abbattersi inesorabile, placida e al contempo inarrestabile: “la foresta che avanza” – così Serra descrive la suggestiva ascendenza da cui è scaturito il suo lavoro di contaminazione.

Macbettu traduce – e volontariamente tradisce – il suo riferimento testuale, valica i confini della Scozia medievale per riprodurre un orizzonte ancestrale: la Sardegna come terreno di archetipi, orizzonte di pulsioni dionisiache. La riscrittura del testo operata dal regista, trasferita poi in limba sarda da Giovanni Carroni, guarda a una interpretazione sonora: gli attori sulla scena – uomini, come da tradizione elisabettiana – decantano una lingua che è pura sonorità, si allontanano dal giogo dei significati per magnificare il senso.

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